La Grecia può – 3° puntata: stiamo curando il malato sbagliato? Are we curing the wrong illness?

Files - tax returns

La Grecia ha un primato: quest'anno lo Stato non è riuscito a esigere 60 miliardi di euro di tasse. Non stiamo parlando dell'evasione fiscale, che pure è un fenomeno molto diffuso, ma di tasse dichiarate o richieste dal Ministero delle Finanze, che i greci non sono i grado di pagare o che il corrispettivo dell'italiana Agenzie dell'Entrata non è in grado di recuperare. Nel 2011 erano 45miliardi, nel 2012 56, mentre ad agosto questa cifra ha superato quota 60.

L'economia sommersa, in base a una stima della Banca centrale greca, vale il 27,5% del prodotto interno lordo, e varie sono le stime sull'evasione. Richard Murphy, esperto e fondatore del “Tax justice network”, la stima in 19,2 miliardi di euro e, man mano che ci si addentra nei meandri della pubblica amministrazione greca, si capisce cosa intenda quando sostiene che “l'equità fiscale può essere l'unica soluzione per permettere alla democrazia greca di sopravvivere”.

Entriamo nell'ufficio n°1 del Ministero delle Finanze ad Atene, accompagnati dal responsabile sindacale del settore, Tryphon Alexiadis, che ci fornisce dati particolarmente significativi: nel 2012 il totale delle tasse pagate dai greci è stato poco superiore ai 50miliardi (una cifra inferiore di 6 miliardi rispetto all'ammontare delle tasse non pagate nello stesso anno) e per il 53% proveniente dalla tassazione indiretta. La dirigente della struttura ci tiene a farci vedere quanto lavorino i suoi dipendenti e soprattutto quale sia il sovraccarico di lavoro, in particolare l'arretrato. In meno di un anno ci sono state 25 modifiche normative che hanno generato il caos. Gli uffici sono invasi da faldoni, scatole e buste per contenere le pratiche. Anche questo è un settore esposto ai licenziamenti, ma soprattutto uno dei più colpiti dai tagli ai salari: un esattore delle tasse di primo livello con una laurea e 9 anni di esperienza dal 2010 a oggi ha perso il 61% del suo salario e oggi guadagna 894 euro; al secondo livello il taglio sale al 66%. Un neoassunto guadagna 619 euro, il 65% in meno rispetto all'era pre-troika. Pensare che con i tagli e con questi salari, con le loro vecchie stampanti e i loro pc con software obsoleti, questi lavoratori possano fare il loro preziosissimo lavoro, è quantomeno pretenzioso.

L'impoverimento dei servizi pubblici in Grecia attraversa tutti i settori. Non sono solo le municipalità, l'istruzione, la previdenza e il sistema sanitario ad aver subito tagli di notevole entità. I fondi pubblici sono stati ridotti in tutte le direzione, come del resto i salari.

Gli impegni assunti dal Governo greco con il memorandum hanno colpito anche la tutela dell'ambiente e quella del territorio. Il personale del “segretariato generale” del Ministero dell'ambiente è stato ridotto del 10%, quello dei lavori pubblici del 25%, e i fondi dimezzati dal 2010 al 2013. Negli stessi anni la manutenzione delle strade locali ha ricevuto un minore finanziamento pari al 70%. Anche in questo caso a occuparsene saranno società esterne. Interi dipartimenti tagliati. Solo in questi due ministeri oltre 550 dipendenti sono già stati licenziati. Tra questi, 100 si occupavano di sicurezza, in un Paese in cui l'80% degli edifici sono stati costruiti prima dell'introduzione delle attuali norme antisismiche. Anche la gestione delle emergenze in caso di catastrofi è stata “esternalizzata”.

L'umiliazione del lavoro pubblico e la riduzione del perimetro dell'intervento dello Stato vanno di pari passo. Durante lo sciopero generale del 6 novembre il primo corteo a cui ci uniamo è quello dei lavoratori delle pulizie del Ministero delle Finanze. Dovremmo dire lavoratrici. Sono tutte donne. Guadagnavano 595 euro al mese dopo il taglio delle loro buste paga e sono state tutte e 600 licenziate per fare spazio, anche in questo caso, a una società privata.

La Grecia, fino alla sottoscrizione del memorandum, era un paese con una vasta copertura del sistema pubblico, almeno per gli standard europei. Il piano del Governo, in parte già in fase di attuazione, prevede la quasi totale privatizzazione delle società pubbliche, dall'energia all'acqua, passando per trasporti e telefonia, l'alienazione di parte delle proprietà immobiliari e di alcuni beni demaniali. I gioielli di famiglia.

Come per altri paesi caratterizzati da una forte iniquità fiscale, per la Grecia vale un interrogativo: non staremo continuando a curare il malato sbagliato?

Alessandro Russo (ufficio stampa Fp-Cgil Nazionale)