La Grecia può: diario del gruppo di azione dei sindacati europeo e mondiale tra le macerie dell'austerità

Meeting with ERT Journalists

Immaginalo: domani il Governo Letta chiude la Rai. Non la vende, non la ridimensiona. La chiude. Punto e a capo. In Grecia è successo l'11 giugno, in un giorno. 24 ore ed era tutto finito. Almeno per il Governo, sorretto in una scelta scioccante dalle ragioni di alleati più potenti dei lavoratori dell'emittente nazionale: l'Fmi, la Bce e l'Unione Europea. La Troika, con cui i greci hanno molta familiarità e verso la quale nutrono una comprensibile avversione.

È una strana esperienza, per un italiano, raccontare la crisi greca, e pretendere di farlo dopo un giorno ad Atene. Il network dei comunicatori del PSI (il sindacato mondiale dei servizi pubblici) e dell'EPSU (il sindacato europeo che aderisce al PSI) ha organizzato un “gruppo di azione” per cercare di raccontare, ma forse prima di tutto capire, cosa stia succedendo, mentre si appresta a partecipare allo sciopero generale del 6 novembre. La prima reazione è l'immedesimazione: sarebbe potuto capitare in qualunque angolo d'Europa? Sicuri che non stia già capitando?

Adedy, il sindacato greco dei lavoratori pubblici, ci accoglie nella sua sede. Il primo a prendere la parola è Odyseas Drivalas, il presidente. “Le politiche imposte dalla Troika al nostro Paese dopo l'esplosione della crisi finanziaria stanno avendo un impatto drammatico”. Esordisce, e da quel momento è uno scorrere di numeri agghiaccianti. Una riduzione secca di 150mila lavoratori nel pubblico, una cura da cavallo, con tre pilastri, tutti fatti di tagli al welfare e ai servizi: -45% della spesa per istruzione, con oltre 1200 scuole chiuse; -25% della spesa sanitaria, con una pesante riduzione delle prestazioni, dimezzamento dei salari del personale e una riduzione di oltre 1100 posti letto; -55% della spesa dei Comuni.

“Il prezzo di questa cura lo hanno pagato i cittadini” aggiunge, mentre il suo collega Kasses Ermis, il segretario generale, utilizza un'espressione molto evocativa: “è un test staminale”, quasi a dirci che questa volta è toccata a loro, ma che il mostro a tre teste sta semplicemente perfezionando la formula. Una sorta di stress test di massa. Sembra di assistere a questo.

Bisogna pensare alla geografia di questa terra per capire il peso di tali interventi: oltre 120 isole abitate rappresentano un reale bisogno di servizi di prossimità, tanto in sanità quanto nell'istruzione e nei servizi pubblici locali.

Il lavoro pubblico ha pagato un prezzo altissimo, se si pensa che nel 2010 un insegnante guadagnava poco più di 1000 euro e oggi ne guadagna 600. La riduzione del perimetro pubblico attraverso l'attacco al lavoro ha avuto ricadute immediate sui cittadini: meno prestazioni sanitarie (-20% di visite mediche, -18% sugli esami diagnostici), meno servizi alla persona, meno copertura. E dove non arriva più lo Stato arrivano i privati che, sempre a carico dei greci, hanno sostituito il servizio pubblico, espandendo i profitti: solo in sanità il 30% in tre anni. Ma il privato “sostitutivo” è una realtà in tutti i settori, dall'assistenza ai disabili passando per l'educazione e la previdenza. Naturalmente per chi può permetterselo. E mentre aumentano le disuguaglianze, a poterselo permettere sono sempre meno greci. Un paradosso, se si guarda al resto dell'economia, con le aziende che chiudono e i consumi che si comprimono.

La parabola greca è tristemente rappresentata da ERT, quella che fino a 5 mesi fa era la tv e radio pubblica. 2500 lavoratori, dovevano scomparire in poco e invece continuano a tramettere, in concorrenza con l'altra tv, quella “di Stato” ma privata, che Panagiòtis Kalfagiànnis, il direttore di ERT, descrive come asservita “ai fascisti del Governo”. La sala in cui ci accoglie è la stessa in cui l'orchestra nazionale suonò per l'ultima volta tra le lacrime dei musicisti. Loro continuano a tenerla in vita tra mille difficoltà e sostenuti dalla solidarietà di una parte consistente del Paese.

Uscendo dall'edificio mi domando a cosa sia servito un trattamento simile, visto che oggi il debito pubblico greco è esploso e ha raggiunto il 160% del Pil, la povertà aumenta, la crisi morde e la disoccupazione supera il 27% (il 62% quella giovanile). Il Governo è costretto a negoziare, ancora in questi giorni, l'ennesimo aiuto finanziario. Ma forse mi pongo la domanda sbagliata. Quella giusta sarebbe: a chi è convenuto tutto questo? “Cui prodest?”

Alessandro Russo (Ufficio stampa Fp-Cgil Nazionale)